Genere: Azione - Avventura
Piattaforma: Playstation 2
Sviluppatori: Capcom
Anno di uscita: 2002
Devil May Cry è stata la prima vera "killer application" per la Playstation 2, che all’inizio non godeva di un grandissimo panorama videoludico. Tante voci si erano sviluppate su questo gioco: in origine doveva essere il nuovo capitolo di Resident Evil, ma alla Capcom decisero di spostare il progetto in un altra direzione, mantenendone comunque le ambientazioni e le atmosfere horror. Cambiato il genere da survival horror ad azione, prendete un nuovo, carismatico protagonista e un isola grondante di demoni, e avrete ottenuto Devil May Cry. La storia di per se è semplice: una bellissima e misteriosa donna di nome Trish chiede aiuto ad un uomo, Dante, che possiede un inquietante segreto. Egli è infatti per metà un demone, e deve i suoi paranormali poteri alla parentela con l'ormai morto Sparda, un demone che scelse di combattere i suoi simili per assicurare la libertà alla razza umana. Trish chiede al nostro eroe di approdare all'isola di Mallet Island, che il signore oscuro Mundus vuole usare come portale per entrare nel mondo terreno. Egli dovrà cercare di sterminare gli abitanti degli Inferi ed impedire la rinascita del signore dei demoni. Ma come fa Trish ad essere a conoscenza della nostra identità? Quali sono i suoi reali obiettivi? Chi è Mundus e perchè vuole entrare nel mondo umano? Interrogativi alla quale cercherete risposta durante le vostre peregrinazioni nella remota e oscura isola. La prima cosa che balza all'occhio, fin dai primi istanti di gioco, è il comparto grafico: non credo di aver mai visto ambienti e personaggi così ben definiti in un videogioco. Sebbene risenta di alcuni limiti dovuti alla conversione europea (come le bande nere e la mancanza di definizione a 60 hz), riesce comunque a far cadere la mascella a terra grazie a delle texture veramente molto nitide. La spettacolarità delle azioni che ci verrà dato compiere ci faranno rendere conto ancora meglio della bellezza della grafica. Probabilmente, la cosa che veramente colpisce è l'ambientazione di gioco stessa: l'isola di Mallet Island è un capolavoro di game design, immaginata, progettata e realizzata centimetro per centimetro ottimamente. Nella sua esplorazione, Dante verrà seguito da un sistema di telecamere in terza persona misto ad ambientazioni in cui assisteremo a spettacolari inquadrature. Sebbene quest'ultimo aspetto giovi a conferire al gioco un aspetto molto cinematografico, a volte non è funzionale nei combattimenti, per cui potremmo ritrovarci a combattere contro nemici fuori dal nostro campo visivo, impedendoci di decidere cosa fare e di evitare i colpi avversari. Parlando del genere di gioco, Devil May Cry non è altro che un furioso gioco di azione. Dimenticatevi le esperienze terrorizzanti di Resident Evil, l'unica cosa che verrà qui richiesta è prontezza di riflessi e l'impiego della maggiore forza possibile per sterminare tutti i mostri che ci si pareranno davanti. Il primo impatto che si ha con i combattimenti è straordinario: si rimane esaltati dalle mosse che il nostro paladino può eseguire, facendoci sentire molto coinvolti nel gioco. Il problema però arriva dopo: ci basteranno pochi livelli per capire che l'unica cosa che ci propone il gioco è di affettare nemici a più non posso. Nessun enigma, nessun mini gioco, nessuna varietà nel gameplay: sempre sparare e lanciare fendenti. Alcune persone potrebbero obiettare che, essendo un gioco di azione, non c'è nulla di strano in questo. E' vero, concordo, ma dopo venti livelli in cui l'unica cosa che si deve fare e ripetere all'infinito la stessa sequenza di movimenti devo dire che onestamente il livello di interesse comincia a calare. Lo sviluppo della trama in questo non aiuta. A dire il vero, io ancora non ne ho capito il senso. Il gioco si snoda in 23 livelli, in cui dovremo adempiere agli obiettivi che ci verranno dati per passare a quello successivo. La perplessità della cosa è che l'effettiva utilità delle cose che facciamo è incomprensibile, e anche un po' irreale. Per esempio, ad un certo livello dovremo aprire un portale tramite un oggetto denominato Bastone di Hermes. Non otterremo nessuna informazione sull'oggetto, non capiremo che effettivo potere ha, non sapremo da chi è stato fabbricato, perchè era su quell'isola e perchè diamine l'abbiamo cercato a fare. E un interrogativo ancora più grave balena nella nostra testa: se è la prima volta che Dante entra in quel posto, come fa a sapere sempre e comunque cosa si deve fare e dove trovare gli oggetti necessari per ottemperare i suoi obiettivi? Il fatto che questo interrogativo non abbia risposta porta alla sgradevole sensazione che, qualunque cosa ci venga fatta fare, sia solo un pretesto per piazzarci in un territorio dove sbizzarrirci nell'uccidere quanti più demoni possibili. Una cosa decisamente rilevante. A dimostrazione ulteriore di ciò, si può fare anche un'altra considerazione: se si prova infatti ad esaminare i vari livelli, e a cercare di capire quali abbiano un effettiva rilevanza nello sviluppo della trama, si scoprirà che di livelli veramente utili ce ne saranno sei, forse sette. Che senso ha un gioco che si sviluppa in questo modo? Nessuno, a parer mio. A meno che la cosa non sia vista come un difetto, ma piuttosto come una componente di divertimento aggiuntiva. Secondo me un plot più ricco e sensato non avrebbe di certo fatto male, comunque passiamo oltre. Il comparto sonoro non è di certo memorabile, sia per delle musichette che non stanno ne in cielo ne in terra, sia per un doppiaggio realizzato discretamente, ma che non rimane molto impresso. A migliorare ciò ci pensa il carisma di Dante, che lo rende un personaggio unico e indimenticabile. Per concludere, passiamo ad una nota dolente: la longevità. Sebbene 23 livelli possano sembrare sufficenti, la realtà è che, con una buona volontà, in metà pomeriggio riuscirete ad arrivare a metà gioco, per una quantità totale di 5-6 ore di gioco per riuscire a terminarlo. Sono presenti una manciata di missioni aggiuntive e di boss facoltativi, ma di certo non alzano di molto la longevità del prodotto. Per i più pazienti, ricominciare il gioco più e più volte a difficoltà crescente porterà ad un extra piuttosto interessante...ma solo ai più pazienti.
Grafica: 9
Giocabilità: 7
Sonoro: 7
Longevità: 6
Totale: 7.5
Morale della favola: Devil May Cry è sicuramente un gioco divertente, capace di offrire delle ore di gioco spensierate e di tenere il livello di impiego cerebrale pari allo zero. Purtroppo l'inspiegabilità delle azioni di gioco in se che ci vengono offerte, una trama penosa e una durata veramente scarsa lo penalizzano parecchio. E' uno di quei giochi che avrebbero potuto essere capolavori, e invece...