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Silent Hill 3

Autore: Dragoon89

Silent Hill 3Genere: Survival-Horror
Piattaforma: Playstation 2 - PC
Sviluppatori: Konami
Anno di uscita: 2003
Lingua: Sottotitolato in italiano


Mantenersi un nome, in ogni ambito, è una delle cose più difficili in assoluto, e questo è vero soprattutto per quanto riguarda i videogiochi. La saga di Silent Hill è una delle più acclamate e celebrate nel genere horror, e forse anche in assoluto. Dopo i due apparentemente insuperabili capitoli, quindi, sarebbe stato molto difficile continuare ad offrire storie di pari intensità e bellezza, e spaventi di buon gusto. La Konami ci prova con il terzo capitolo di quella che, per il momento, è una quadrilogia. Lo fa senza introdurre enormi novità a livello di gameplay, ma piuttosto cercando di sforzare al massimo la capacità visionaria del team Silent Hill per offrire situazioni al limite (e anche oltre) dell'incubo ad occhi aperti. E, soprattutto, tentando un aggancio trascurato col precedente capitolo: offrire una continuità narrativa con il primo gioco, uscito per PSX. La trama si presenta così.
Heather, una diciassettenne come tante altre, un giorno va al centro commerciale vicino casa per delle commissioni datele dal padre (che scoprirete essere...!). Sulla via del ritorno, però, viene fermata da un uomo misterioso, un detective privato di nome Douglas. Questi le dice che una persona l'ha ingaggiato per trovare proprio Heather, e che doveva parlarle di alcuni particolari riguardanti la sua nascita. La ragazza però, infastidita, riesce a seminarlo, rifugiandosi in bagno. Rientrando nel centro commerciale, però, nota che qualcosa è cambiato. Tutta la gente è sparita, ogni cosa è immersa nel silenzio, fatta eccezione certo per quei vaghi gemiti sospetti che si sentono per i corridoi... Heather non ci metterà molto a rendersi conto che la realtà mostruosa di Silent Hill si è ripresentata, e che questa volta, ha inghiottito proprio lei. Personaggi misteriosi incontrano più e più volte Heather, ma lo scopo di tutto questo orrore non è ancora chiaro. Chi sta dalla parte di chi? E cosa c'entra Heather in tutto questo?
Trovare il fulcro della matassa, sarà compito vostro. La storia di questo capitolo, pur non essendo certo paragonabile alla profondità di quella del 2, è lo stesso molto coinvolgente e affascinante, e questo soprattutto per merito di personaggi come Douglas, Vincent (il prete "rinnegato") e Claudia (colei che vorrebbe la rinascita del Paradiso), che offrono alcune delle scene più belle di tutti i Silent Hill. Purtroppo, SH 3 ha anche una pecca incredibile e quasi inaccettabile: la protagonista, Heather, è semplicemente odiosa. Si riesce facilmente a capire che si ritiene l'unica persona degna di fiducia nel mondo perverso che è Silent Hill, mentre tutti i personaggi che incontra hanno qualcosa di meschino, sono malvagi, e soprattutto complottano contro di lei. E lei cos'ha che la rende così degna di fiducia? E' irascibile, è egocentrica (le sue preoccupazioni vanno sempre principalmente verso di lei, e successivamente verso il padre, mentre tutti gli altri per quanto la riguarda possono anche scomparire dalla faccia della Terra), ed è anche molto arrogante. Se Konami voleva presentare in un unico personaggio tutta una serie di stereotipi riguardanti gli adolescenti nel tentativo di renderla più apprezzabile, beh, ha clamorosamente fallito. La semi totale mancanza di simpatia verso la protagonista è un difetto non da poco, soprattutto perché presenta un carattere troppo forte e di presenza per tentare di sentire se stessi (ovvero, noi giocatori) come i protagonisti dell'avventura.
Se almeno, ad una protagonista poco simpatica, fossero state affiancate ambientazioni e sessioni inquietanti e ben ispirate, questo difetto sarebbe stato trascurabile. Purtroppo, anche qui Konami si "rovina", e con mio grande dispiacere, per alcune scelte poco azzeccate. Il gioco parte alla grande con il primo incubo di Heather, e continua bene con il primo viaggio nella realtà alternativa nel centro commerciale. Subito dopo, però, si perde in una lunghissima, tediosa e semplicemente inutile parentesi in cui si visitano alcune delle locazioni più brutte di tutta la serie. La metropolitana, le fogne, un cantiere abbandonato, un palazzo in costruzione: tutte ambientazioni monotone, ripetitive, e senza il benché minimo senso di minaccia. Ciò che da più fastidio, però, è che sono semplici ambientazioni "di bellezza", ovvero, al contrario di tutte le altre, non hanno una vera motivazione o un senso di esistere nella storia. L'unica accettabile, da questo punto di vista, sarebbe la metro, ma il perché delle fogne, o del cantiere, o del palazzo è una cosa che non mi spiego. Se la Konami ci avesse inserito qualche personaggio secondario che spinge molto l'interesse a proseguire (due esempi sono Stanley Coleman e Leonard nell'ospedale), anche questo difetto sarebbe stato trascurabile, ma purtroppo, si passano 2 ore fra ambientazioni horror che non fanno paura, senza saperne il motivo. E' un gran peccato.
Dopo aver analizzato a fondo i dettagli (cosa a cui tenevo, essendo fan io stesso della saga), possiamo passare ai (numerosi) pregi di questo capitolo.
Di fronte ad una prima parte del gioco noiosa e poco ispirata, il gioco si riprende benissimo non appena si arriva a Silent Hill (eh si, per tutta la prima parte non la si vede). Qui infatti ci aspettano alcune delle ambientazioni più assurde, malate e originali che si siano mai viste (l'ospedale, il parco dei divertimenti e la chiesa). Qua però sarebbe giusto fermarsi per fare una considerazione. In SH 3, le volte in cui si esplorano esterni (ovvero in cui si esplorano vie, o strade di Silent Hill e dintorni) sono pochissime, si contano sulle dita di una mano. Questo rappresenta un bello stacco rispetto ai primi due capitoli, dove la città nella sua interezza rappresentava praticamente un secondo protagonista nella storia. Qui invece sono tantissimi gli ambienti al chiuso, e gli esterni sono quasi scoraggiati (la nebbia è foltissima, non si riesce a vedere niente nel raggio di 1 o 2 metri, ed è necessario un costante aiuto della mappa).
Perché? Nel processo creativo del gioco, qualcosa devono aver pensato, per fare una scelta del genere. Per quanto mi riguarda, una mia idea ce l'ho. Senza che sveli la trama, scoprirete voi stessi quanto uno dei temi principali in essa sia la maternità. Se osservate attentamente, tutto, o almeno quasi, riflette questo particolare: ambienti quasi sempre al chiuso, quasi a voler rappresentare la dimensione intima e calda dell'utero contenente il feto; cambi scena molto scuri, nei quali si intravedono fluidi che si mischiano continuamente, quasi una prima persona fornita dagli occhi di un bambino nel pancione della mamma; mostri e creature o rappresentanti simboli sessuali, o creature prive di una qualsiasi caratteristica antropomorfa e quasi incomplete, come un feto che si deve ancora sviluppare.
Quella di eliminare gli esterni è quindi una scelta stilistica, in linea con la storia presentata dal gioco, e che aggiunge tocchi interessanti al tutto. Purtroppo, non sono pochi i giocatori, anche appassionati, che si sono lamentati per la scarsità di "escursioni all'aperto", ma devo ammettere che non presentare un minimo di varietà nelle situazioni dopo un po' stanca, e la voglia di continuare a giocare diminuisce.
Trascurando questi aspetti, resta il fatto che ambientazioni, personaggi e creature ci vengono presentate e presentati sotto un ottima veste grafica, forse una delle migliori viste finora su Playstation 2. I protagonisti sono molto espressivi, sia a livello di emotività fisica che di doppiaggio, e i mostri sono molto ben caratterizzati e con un taglio sempre meno umano rispetto ai precedenti capitoli.
Forse, il comprato sonoro riesce ad essere ancora più azzeccato di quello grafico, presentando effetti sonori, versi mostruosi e musiche a dir poco ottime. Sulla OST mi permetto di dire che, a parer mio, è la meno bella della serie, ma si attesta comunque su livelli eccellenti.
Sul gameplay vero e proprio non c’è nulla di nuovo da dire: si tratta della stessa formula di un qualsiasi survival-horror a partire da Alone in the Dark, e presenta gli stessi elementi caratteristici della serie a partire dal primissimo capitolo. Torcia e radio saranno indispensabili ad identificare i nemici, la protagonista non sarà un eccellente tiratrice con le armi da fuoco, correre sarà quasi sempre un eccellente scelta ecc. ecc. L’unica novità che mi sento di menzionare è l’introduzione di una parata, con la quale difendersi dai nemici. Tuttavia, è praticamente inutile, e anche molto stupida: non è immediata, e per di più, dura solo un secondo. Come può essere che un essere umano non sia capace a stare in difesa per più di un secondo? E come può essere che la gracilina Heather sia in grado di assorbire tutti i danni forniti da un colpo dei giganteschi Closer? Mah, mistero…
Per finire, la longevità del gioco non brilla: 5 ore scarse per riuscire a terminarlo la prima volta. Tuttavia, la presenza di numerosi ed insoliti extra (costumi segreti a volte esilaranti, armi potentissime) può spingere il giocatore a tentare di completarlo ancora e ancora, certo se ovviamente non ha nulla di meglio da fare.

 

Grafica: 9.5
Giocabilità: 7
Sonoro: 10
Longevità: 7

 

TOTALE: 7.5

 

Morale della favola: Silent Hill 3 è una piacevole e mediamente spaventosa corsa da incubo nel malsano e pazzo mondo creato dal team Konami. Presenta probabilmente la veste grafica e sonora migliore di tutta la serie, e sa creare una buona atmosfera horror, ma è un peccato constatare che cada proprio sui cardini in cui la serie non aveva mai fallito. Ciò non toglie che, per i fan, sia comunque un capitolo da avere. Per tutti gli altri, meglio giocare prima a Silent Hill 2.


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